La montagna di Scilla - Alessandro Gaeta

 

L’immersione alla Montagna di Scilla e’ una di quelle esplorazioni subacquee che, al pari delle primissime esperienze nel mondo sommerso, e’ rimasta impressa piu’ di altre nella mia memoria. Lo stupore che ti lascia un luogo così spettacolare e’ legato sia alla bellezza di questo monolite interamente ricoperto di gorgonie bicolori giallo-rosse che, soprattutto, all’estrema vicinanza che ha questa pietra con il promontorio di Scilla. Ricordo che la prima volta che venni da queste parti (agosto 2000) rimasi perplesso quando il divemaster dell’epoca ormeggio’ il gommone a poche bracciate dagli scogli e dalla strada che conduce al porto e a Chianalea. Possibile che un tratto di mare così trafficato, vicinissimo alla spiaggia di Scilla, affollata ogni giorno d’estate da centinaia di bagnanti, continuamente solcato da barche, barchette, moto d’acqua, passaggio obbligato per portacontainer, petroliere e navi da crociera, possa nascondere uno dei luoghi sottomarini piu’ belli del Mediterraneo? Possibile? La domanda me la sono ovviamente tenuta per me per tutti i preparativi per l’immersione: “ci immergiamo così vicino alla costa?”, osai solo domandare. La non risposta della mia guida fu il classico grugnito che alcuni istruttori riservano alle domande dei sub della domenica come me. Mi tenni per me i miei dubbi  fino a quando lasciammo l’ancora per raggiungere con poche pinnate il declivio che scendendo dolcemente verso i meno cinquanta fa da base al grande  e colorato masso sommerso. L’apparizione ti lascia di stucco: a partire dai meno trenta –e tutte concentrate su quel masso- ecco le gorgonie bicolori che come tanti ventagli ondeggiano nell’acqua blu. Uno spettacolo che ti emoziona ad ogni immersione. E che rimane intatto anche oggi. Intatto fino ad un certo punto, pero’. Alla base del monolite c’era una ramificazione di corallo nero che adesso non c’e’ piu’. Sorgeva  in mezzo ad un piccolo mucchio di sassi a poca distanza dal masso principale. Sembrava collocata da un giardiniere ed era la meta dell’immersione. Strappata da uno dei tanti cretini che affollano i nostri mari, fuori dal suo habitat avrà sicuramente perso colore e fascino. Ritorno alla Montagna di Scilla otto anni dopo con Marcello, sub di Palermo trapiantato sullo Stretto. “Davvero hai visto il corallo nero?” mi domanda incredulo con quel suo ghigno beffardo, tutto palermitano. L’ho visto e ho anche le immagini riprese con telecamera e un buon parco lampade. E chissà che prima o poi non riusciamo a metterle nel sito con la speranza che tornare a rivedere quella meraviglia scomparsa serva almeno a fermare per un po’ la famosa madre dei cretini che si dice essere sempre incinta.

Corallo nero a parte, otto anni dopo, lo spettacolo mantiene intatto tutto il suo fascino. Le gorgonie ondeggiano come sempre,  gli anfratti del monolite pullulano di vita acquatica, anche se trenta metri sopra di noi sfrecciano le moto d’acqua.  In un mondo che cambia e si trasforma, dove l’uomo infligge continuamente ferite all’ambiente che lo circonda, che la Montagna di Scilla sia ancora una delle attrazioni dei fondali dello Stretto di Messina non puo’ che far pensare che, forse, non tutto e’ perduto.   

Agosto 2008