Chi abita il nostro mare

 

Gli aspetti naturali dello Stretto di Messina, il paesaggio emergente, i fondali marini, la popolazione faunistica, i vari ecosistemi che ne fanno parte, lo rendono un luogo unico nel Mediterraneo.

Uno dei principali fattori che contribuisce al mantenimento ed alla creazione di tali particolari ecosistemi è la presenza di forti correnti, che pervadono ogni 6 ore, con velocità diverse, le acque marine.

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Le correnti montanti e scendenti, sono dovute a diversi fattori, tra i quali la diversa temperatura tra le acque del Mar Tirreno e quelle del mar Jonio che nello Stretto si mescolano; la differenza batimetrica tra i fondali ed anche la diversa salinità dei due mari. Basti pensare che quando il Mar tirreno è in alta marea al confine settentrionale dello Stretto, il contiguo Mare Jonio a sud si trova in una fase di bassa marea, ed il dislivello è di 27cm. (cit. prof. E. De Domenico).

Tutto questo ed altro ancora determina una serie di fenomeni detti di "distrurbi di corrente" che si manifestano sulla superficie dell'acqua e che sono meravigliosi a vedersi.

Essi sono: i Tagli e Scale di Mare visibili a Punta Pezzo; le macchie d'Olio e i Gorghi, molto visibili a Capo Peloro; questo intenso idrodinamismo, la bassa temperatura e l‘abbondanza di Sali di azoto e fosforo trasportati in superficie dalle acque profonde rende disponibile una grande quantità di sostanza organica utilizzata sia dagli organismi pelagici (di profondità) che soprattutto dai popolamenti bentonici costieri.

A ciò si associano i fenomeni di "riarragiamento ecologico" che determinano, ad esempio la presenza delle Kelp forest o laminarie, specie altrimenti di origine atlantica che trovano qui esclusivo rifugio.

(cit. prof. E. De Domenico)

Lo Stretto funziona anche come confine fra il bacino orientale e quello meridionale del Mediterraneo, il transito di Plancton la grande disponibilità di sostanza organica agli organismi pelagici ed ai popolamenti bentonici costieri.

Fra le Laminariales: Corolla Spectabilis; Pilumnus inermis; Errina Aspera; Ophiactis balli; Dal punto di vista faunistico lo Stretto di Messina è considerato da sempre il "paradiso degli zoologi" per l'enorme biodiversità che lo caratterizza.

Le specie di invertebrati bentonici sono quelle che destano maggiore interesse.

Il fondale è arricchito da una grande varietà di forme e colori date dall'abbondanza di celenterati come le attinie, le madrepore e i coralli. Ne sono un chiaro esempio le foreste di gorgonie gialle e rosse (Parumuricea clavata) dei fondai di Scilla.

Queste aderendo al substrato creano un vero e proprio bosco, un ambiente adatto ad ospitare molteplici specie bentoniche.

Altro elemento peculiare dello Stretto di Messina è la presenza della numerosa e varia fauna batipelagica (comunemente detta abissale vive tra i 300 ed i 1000 metri di profondità) e spesso viene spiaggiata dalle forti correnti sono riconoscibili dall'aspetto mostruoso ed in acqua dagli speciali organi luminosi (fotofori).

Lo Stretto è punto di passaggio obbligato per le migrazioni e gli spostamenti dei Cetacei, probabilmente il più importante del Mediterraneo in termini di diversità di specie che vi transitano, tra cui sono da segnalare tutte le specie di delfini presenti nel Mediterraneo, le Balenottere e particolarmente i Capodogli che attraversano lo Stretto per andare a riprodursi nell'area delle Isole Eolie.

Non mancano alcune specie di squalo, oltre ai grandi pelagici, cioè il Tonno (Thunnus thynnus), l'Alalunga (Thunnus allunga), la Palamita (Sarda sarda), l'Aguglia imperiale (Tetrapturus belone) ed il leggendario Pescespada (Xiphias gladius).

Non vi resta che venire a scoprire... tutto il resto.

 

Elena De Luca