Il Corallo Rosso

 

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Tra la miriade delle forme di vita che popolano il nostro pianeta, nella stupefacente diversita’ di quelle marine, cosi’ aliene, il corallo rosso sembra essere li’, capolavoro di ambiguita’,  un misto di pietra, pianta e animale, perfetta sintesi tra mondo animato ed inanimato. E’ li’, nel blu, ed in virtu’ della sua unicita’ ha esercitato tale e tanta influenza, sull’uomo, da divenire fiammeggiante miraggio, inestimabile tesoro del mare, magica pietra oracolare, puro mito. Riecheggia sempre lo scontro mortale tra l’eroe Perseo e la terribile Medusa. Sgorga ancora il rosso sangue dalla testa della gorgone, capace di pietrificare qualsiasi cosa col suo sguardo. La spuma del mare ne é sempre arrossata. Sono li’ le alghe pietrificate, trasformate in prodigi scarlatti, nel blu, blu oltremare.

Dal punto di vista biologico, i coralli costituiscono una numerosa e variegata famiglia di animali, strettamente imparentati con gli anemoni* e le gorgonie* (facendo tutti parte della classe Anthozoa). Essi sono costituiti da colonie di piccoli e numerosissimi animali fissi e tentacolati, i cosiddetti polipi; questi si distinguono per la capacita’ di costruire attorno ad essi stessi strutture minerali, delle piu’ svariate forme. Proprio questa peculiarita’ potrebbe essere responsabile del nome ad essi assegnato: l’etimologia porta al greco koraillon, cioe’ "scheletro duro". In generale, i coralli popolano tutti i mari del globo, ad eccezione di quelli circumpolari.

Il corallo rosso (Corallium rubrum L., 1758) é senza dubbio la piu’ celebre delle specie appartenenti alla famiglia Corallidae. Caratteristico del Mediterraneo (unica specie, in esso, a rappresentare il genere Corallium), é presente anche nell’Atlantico orientale. C. rubrum e’ un ottocorallo: i suoi millimetrici polipi, bianchi e trasparenti, sono infatti caratterizzai da otto tentacoli, bordati di appendici pinnate*. Il suo scheletro calcareo, durissimo, forma colonie ramificate, che possono superare i 20-30 cm di altezza*. Queste possono concentrarsi anche notevolmente, raggiungendo densita’ pari a 200 colonie per metro quadrato. La crescita della colonia e’ lenta: approssimativamente, l’incremento dimensionale si attesta annualmente sui 3-4 cm in altezza e sui 0,5-0,8 mm in diametro. In ogni caso, la crescita, l'aspetto e la colorazione di C. rubrum possono variare grandemente, anche in relazione al luogo ed alle profondita’ in cui esso si trova: esso e’ in genere di colore rosso brillante, ma può anche trovarsi in forme rosa, bianche*, marroni e nere, piu’ o meno venate e diversamente sviluppate.

I polipi del corallo si nutrono di plancton e di sostanze organiche sospese; solo durante questa attivita’ sono estroflessi e visibili. Il cibo viene catturato con l’ausilio dei tentacoli, ricoperti da migliaia di cellule, gli cnidoblasti. Questi contengono una sostanza urticante che paralizza le prede e sono omologhi alle cellule urticanti delle meduse.

La riproduzione avviene per via sia asessuata che sessuata; in quest’ultimo caso, vengono rilasciate delle larve. Questi embrioni, dopo una fase libera della durata di circa un mese, si fissano al substrato, tramutandosi in polipi.

Dal punto di vista ecologico, il corallo rosso e’ un organismo esigente (stenoeci’a). Esso ha bisogno di condizioni di vita particolari: salinita’ dell'acqua costante, ridotto movimento dell’acqua e illuminazione attenuata. Il tasso di sedimenti in sospensione nell'acqua, se troppo elevato, ne limita la sopravvivenza. Pertanto, può essere reperito in luoghi ombrosi e riparati (grotte semioscure, strapiombi, fenditure delle rocce), a partire dalla profondita’ di 20/30 metri fino a 200 metri. Solo eccezionalmente può essere osservato a piu’ modeste profondita’.

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L’uomo sfrutta il corallo rosso da lunghissimo tempo. In Sardegna, si hanno notizie di usi ornamentali del corallo a partire dal V secolo a.C.. Nel passato, la pesca veniva effettuata con barche a vela latina; successivamente, con imbarcazioni a motore. Questi scafi, “le coralline”, hanno trascinato a lungo, sul fondale marino, una grossa croce di legno a bracci uguali, appesantita attraverso grossi massi ed alla quale erano attaccate reti di canapa, lo “‘ngegno” (o ingegno). La pesca del corallo rosso, nel Mediterraneo, e’ sempre cresciuta, raggiungendo le decine di tonnellate annuali. Questo pesantissimo sfruttamento ha falcidiato le popolazioni di C. rubrum, minacciandone l’estinzione: esso é attualmente classificato dallo IUCN come specie vulnerabile.

corallo-rosso6La situazione, gia’ compromessa, ha costretto a prelievi di entita’ minore ed obbligato ad una sempre piu’ stretta regolamentazione. Metodi distruttivi quali l'ingegno (con cui venivano sradicati interamente i vari ceppi di corallo, "arando" gli scogli) sono stati severamente vietati. Oggi in Italia e’ consentita solo una pesca manuale di tipo selettivo, effettuata esclusivamente da corallari subacquei*. Questi sub, la cui licenza specifica viene rinnovata ogni anno dalla Regione di pertinenza*, operano generalmente in zone di alto fondale, tra gli 80 ed i 130 metri di profondita’. La raccolta manuale, se effettuata con criterio, può massimizzare la resa della pesca: essa consente la scelta dei soli rami piu’ grandi e di maggior valore commerciale, permettendo nel contempo il monitoraggio e la salvaguardia della specie.

Davide Santoro