Punta Paci' - Carlo Ravenna

 

paci1Partiti dalla bella spiaggia di Cannitello, in pochi minuti di navigazione raggiungiamo lo sperone roccioso di Punta Paci’, disegnato alle fondamenta di Monte Scrisi. Piu’ in la’, verso tramontana, si apre la grande falcata costiera definita dall’incantevole borgo marinaro di Scilla, un presepe incastonato sulle ultime balze rocciose dell’Aspromonte.

Siamo nello Stretto di Messina: quel luogo affascinante e un po’ magico che un illustre oceanografo ha definito “un pezzo di oceano in mezzo al Mediterraneo”, regolato da una vita sommersa esorbitante e da fiumi impetuosi di acque marine che scorrono, su e giu’, lungo un invisibile valico sottomarino dalla fisionomia “dolomitica”.  

E’ il momento della stanca quando Marcello Basile, subacqueo professionista, lancia il ferro a mare tra i macigni superficiali sotto la punta, che si accalcano a formare mille labirintici scrigni colorati. Tutto e’ calcolato con precisione chirurgica. Sbagliare i tempi d’immersione significherebbe ritrovarsi a lottare a colpi di pinne contro la forza della corrente.

Ancora pochi minuti e saltiamo in acqua. Una leggera bava di scendente ci regala metri e metri di visibilita’ nelle gia’ trasparenti acque tirreniche, incuneate in questa strettoia naturale che separa la Calabria dalla Sicilia.

Puntiamo verso mare aperto, procedendo sopra distese di caulerpa e ciuffi di posidonia che colorano la scesa di verde. Marcello come sempre guida a memoria l’immersione ma oggi c’e’ con me un altro esperto conoscitore di queste acque: Francesco Turano, fotografo e autore di splendide pubblicazioni sullo stretto.

paci2 paci3 paci4 paci5

Ci sono almeno tre itinerari per questa immersione, ma mi piace pensare che ce ne siano molti di piu’, perdendomi con l’occhio e con la mente nel display della custodia. Soprattutto al di’ la’ delle prime rocce del sottocosta, e anche oltre quella dolce scivolata di fondale che ci guida verso le grandi cataste ammantate di paramuricee. Laggiu’, monoliti e maestose ferite di roccia, passaggi e puntali si inabissano nel blu e ogni angolo diventa per me un’affascinante immersione nell’immersione. Ma gia’ a 25 metri mi imbatto in un trigone, planando sopra una spianata di ciottoli all’ombra di un pietrone. E’ la prima sorpresa della giornata, non sara’ l’unica. E’ immobile ma sospettoso e quando stringo troppo le distanze trafiggendolo da una raffica di lampi con i miei flash  subito si alza leggero. Per un interminabile attimo mi offre il fianco, veleggiando nel blu.

paci6In inverno sono comuni i San Pietro, da queste parti. Si spostano con grazia sopraffina, a zig zag tra i grandi rami gialli e rossi delle paramuricee, sorvolano le grandi Spongia, le esili gorgonie Leptogorgia sarmentosa, le murate di roccia aggredite da moltitudini di invertebrati sessili. Noto anche qualche sparuto esemplare di Eunicella verrucosa, una gorgonia poco comune che a mio avviso conviene sempre inserire nel proprio archivio di immagini, quando la si incontra.

E’ una immersione favolosa, quella di Punta Paci’. Lo e’ anche nei minuti finali, tra i massi poco profondi nei pressi della chiglia. Le scogliere sommerse continuano ad essere adatte per il supergrandangolo, ma bisogna sapere che ogni sorpresa e’ lecita anche per quanto riguarda il mondo del piccolo: molluschi variegati, granchi miniaturizzati, gamberi e gamberetti, attinie rare. E tanto altro...

Luglio 2009